Ecco perchè l’ENPAP è meglio dell’INPS

Leggo e ascolto spesso commenti di colleghe e colleghi scontenti della nostra Cassa previdenziale, addirittura qualcuno arriva a dire che sarebbe molto meglio versare i propri contributi all’INPS anziché all’ENPAP. Vorrei portare alcune evidenze per capire quale dei due Enti sia migliore, partendo comunque dal presupposto che gli psicologi liberi professionisti non possono scegliere, ma devono versare all’ENPAP.

E’ importante fare una premessa: spesso chi pensa che l’INPS sia meglio dell’ENPAP confonde l’Ente con il sistema di retribuzione che questo garantisce a chi è andato, o sta per andare, in pensione. L’INPS, infatti, versa a molti degli attuali pensionati fino all’80% dell’ultimo stipendio percepito grazie all’applicazione del sistema retributivo, che prevede che un lavoratore che guadagnava 1.200 Euro al mese percepisca una pensione di 1.000 Euro circa al mese.

Il sistema retributivo però è in vigore solo per chi, al 31 dicembre 1995, aveva già versato almeno 18 anni di contributi. Chi non ha questo requisito andrà invece in pensione con il sistema contributivo. Tale sistema prevede che quanto più un lavoratore versa, tanto più riceve. Utilizzando l’esempio precedente, un libero professionista che ha versato il 10% dei suoi 1.000 Euro al mese di fatturato, avrà accumulato dopo 30 anni circa 36.000 Euro (ovvero 3 anni completi di stipendio) che, rivalutati, gli verranno restituiti sotto forma di pensione. In questo caso arriverà a percepire una cifra variabile, a seconda della rivalutazione e dell’aspettativa di vita, compresa tra i 250 e i 350 Euro circa al mese.

La differenza tra i due sistemi è lampante, così come risulta evidente che il sistema retributivo NON è sostenibile. Infatti, il lavoratore che riceve la pensione con il sistema retributivo non viene pagato con il denaro da lui versato, ma con quello dei lavoratori attivi che in quel momento stanno versando i contributi. Questo sistema si fonda cioè su un “patto generazionale” tale per cui, chi versa oggi per pagare le pensioni dei propri genitori, lo fa nella speranza che domani i suoi figli verseranno per lui. L’INPS insomma è una “scatola vuota” che riceve i versamenti dai contribuenti ed usa quei soldi per pagare le pensioni. Ad oggi questo sistema crea regolarmente un buco nel bilancio dell’INPS, che perde 9 miliardi l’anno. Ogni anno, infatti, lo Stato è costretto a rifinanziare l’Ente, utilizzando i tributi riscossi (le nostre tasse), per consentire ai pensionati di ricevere la loro pensione.

L’amara verità è che il sistema retributivo è sostenibile e in equilibrio solo se accompagnato da una forte espansione economica e demografica, esattamente la situazione inversa rispetto alla quale ci troviamo da anni.

Stabilire quale dei due sistemi sia migliore è arduo e chiaramente dipende dal vertice di osservazione:

  • Il pensionato che va in pensione con il sistema retributivo percepisce certamente di più, ma la sua pensione è esposta ad un rischio maggiore perché a garantirla sono i lavoratori attivi, che oggi guadagnano spesso meno di lui che è in pensione. In questo caso se il sistema dovesse collassare, cioè se lo Stato decidesse di non rifinanziare l’INPS, il pensionato non riceverebbe neanche i soldi che ha versato, perché è vero che vanta un credito presso la Cassa, ma quei soldi non ci sono, dal momento che sono stati usati per pagare le pensioni di altri.
  • Il pensionato che va in pensione con il sistema contributivo di una Cassa privata (ENPAP psicologi, ENPAM medici, IMPGI giornalisti, ecc.) percepirà di meno, ma ha la garanzia che la Cassa ha davvero il denaro che lui stesso ha versato negli anni e che si trova sotto forma di capitale investito (l’ENPAP, ad esempio, ha un bilancio attivo di +1 miliardo di Euro). Ciò è vero per tutte le casse previdenziali private, mentre NON è vero per l’INPS che continua ad utilizzare i soldi di chi oggi versa con il sistema contributivo per pagare i pensionati del sistema retributivo. Ad oggi dunque chi versa all’INPS avrà gli stessi rischi patrimoniali del sistema retributivo, ma percepirà comunque una pensione più bassa poiché calcolata con il contributivo.

Dal punto di vista patrimoniale dunque il sistema contributivo offre maggiori garanzie sul capitale versato. Tuttavia, anche in questo caso, vi sono dei rischi impliciti, come l’incapacità del gestore di far fruttare gli investimenti, o le possibili truffe ai danni degli iscritti (ad es. l’ex presidente dell’ENPAP Angelo Arcicasa, segretario regionale del sindacato AUPI, è stato rinviato a giudizio per truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita di un immobile).

Considerando che oggi non è possibile scegliere né il sistema di versamento (per tutti è obbligatorio il contributivo) né l’Ente a cui versare (i professionisti versano alle proprie Casse di previdenza, mentre chi non ha una Cassa versa all’INPS), cerchiamo di evidenziare le differenze tra INPS ed ENPAP. Prendiamo ad esempio una libera professionista psicologa che versa all’ENPAP e una libera professionista freelance che versa all’INPS, entrambe con un fatturato annuo di 12.000 Euro netti:

La psicologa verserà all’ENPAP il 10% + 2% quindi 1.400 Euro l’anno

La freelance verserà all’INPS il 27% + 4% quindi 3.720 Euro l’anno (nel 2016 l’aliquota salirà al 28% e nel 2017 al 29%)
Per concludere e ricapitolando in forma sintetica

Se sei iscritto all’ENPAP:

  • i soldi che versi vengono utilizzati per investimenti che sono nelle disponibilità della Cassa, che ha un attivo di +1 miliardo di Euro e non ha bisogno di denaro pubblico
  • i soldi che versi NON vengono utilizzati per pagare le pensioni di altri
  • versi il 10% anzichè il 27% dell’INPS
  • versi il 2% di contributo integrativo, anziché il 4% dell’INPS
  • il contributo minimo, per coloro che hanno un fatturato limitato, è circa la metà di quello dell’INPS

 

Se sei iscritto all’INPS:

  • i soldi che versi vengono utilizzati per pagare le pensioni degli attuali pensionati con la speranza che in futuro, quando andrai in pensione, qualcuno pagherà per te
  • il bilancio dell’Ente genera, ad oggi, un passivo di -9 miliardi di Euro all’anno ed ha bisogno ogni anno del rifinanziamento dello Stato
  • versi il 27% (ma nel 2017 verserai il 29%) anziché il 10%
  • versi il 4% di contributo integrativo, anziché il 2% dell’ENPAP
  • il contributo minimo, per coloro che hanno un fatturato limitato, è circa il doppio di quello dell’ENPAP

 

Sei ancora convinto/a che l’INPS sia meglio dell’ENPAP?

3 comments » Write a comment

  1. Pingback: L'importanza dell'Esame di Stato in Psicologia

  2. penso che comunque l’inps quando andrai in pensione ti garantisce l’integrazione al minimo mentre l’enpap ?

    • Ciao Alessandro, nè INPS nè ENPAP garantiscono l’integrazione al trattamento minimo. L’INPS esclude specificamente la categoria dei partita iva e soprattutto coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il ’96 (ENPAP è nato nel 1994 e prevede ESCLUSIVAMENTE la modalità del sistema contributivo).

      – alla pensioni di vecchiaia liquidate con il sistema contributivo NON spetta l’integrazione al trattamento minimo: in altre parole l’integrazione al minimo non spetta a chi ha iniziato a lavorare dal 1 gennaio 1996 in poi e quindi è interamente nel sistema contributivo

      – l’integrazione della pensione al minimo INPS NON spetta a chi iscritto alla gestione separata

      Qui puoi trovare un approfondimento http://lavoro.ilportafoglio.info/2015/07/pensione-integrazione-al-minimo-inps-maggiorazioni-sociali-reddito-importi.html

Lascia un commento

Required fields are marked *.


Email
Print